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silentium est sola locutio












# Primitivo come una guglia gotica #







Lazzaro un giorno si alzò dalla croce pensando la banalità della  gestazione, un dubbio -
  
Paragonarsi è pericoloso, oltremodo rischioso paragonarsi:
  
E la solitudine fa bene alla salute, risparmia nel vizio, incanta ogni aspettativa . . .

- Perché riempirsi di vuoto, disse!!

E le bestemmie continuarono a prolungare un inutile regalo -
  
Un dono, forse, invalidando il compromesso della Croce . . .

[ Per l'ingratitudine e l'età che manca ]

Mentre l'anonimato resta insoddisfatto nell'abiura . . .


______________________________











* La Dolce Vita di Federico Fellini, 1960. Dialogo tra Marcello e Steiner prima del suicidio . . .



Sunday Morning







Domenica mattina, lodo l'alba,
E' solo un sentimento di inquietudine accanto a me.
Le prime luci del giorno, domenica mattina,
Sono solo gli anni che ho appena finito di sprecare.

Attento, hai il mondo alle spalle,
Ci sarà sempre qualcuno intorno a te che verrà a trovarti.
Non è niente.

Domenica mattina e sto affondando.
Sto provando qualcosa che non voglio capire.
Le prime luci dell'alba, domenica mattina,
Sono tutte le strade che hai attraversato, non tanto tempo fa.

Attento, hai il mondo alle spalle,
Ci sarà sempre qualcuno intorno a te che verrà a trovarti.
Non è niente.

Domenica mattina
 
.   .   .






CONTROCANTO




Adesso capisco i tuoi discorsi sulla proiezione e il super-io
per una cicca e un po' di vino
mentre arringhi parole a vanvera ogni giorno
dentro il vittimismo della Madre in fiore

La mia frustrazione non sta tanto
nel non averti avuta ancora abbastanza
ma nel miraggio di ciò che fu l'adolescenza

E' un supplizio riderti dietro aspettando una mia iniziativa

E sfogare e recidere il resto
invalida ogni opinione di rivalsa
a stento imparando a giudicare ciò che di mio rimane
un vuoto a perdere tra i gesti di abbandono
concessi come proroga giustiziando
innocenti resse e vagiti

Penso che mai tenderò il palmo o il viso a cattivo gioco
e ciò che di riempitivo può sembrare un Piviere maldestro trattiene
o desta un urlo di fame a notte fonda prima di alzarsi dal letto

Mentre sfogandomi e di nuovo accendendo cenere
intendo ridurre il dolore solvendo acqua tra le pareti
prima di un bacio su pioggia color fango

Ritraggo d'accordo le tue omissioni in-fieri
sperando non di me la disperanza ma in loco
ogni attesa di rinuncia ad essere giusta causa e martirio

Pronome vacuo e prodromo
di altre aspettative e non più mie ma tue

diseguali se non altrimenti uno sbuffo dietro la porta


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.............................................................











IO LA CONOSCEVO BENE, 1965.











[ Una porta sul buio ]




Scavando




Tra il mio indice e il pollice sta la penna,
salda come una rivoltella.

Sotto la finestra, un rumore graffiante all’affondare della vanga nel terreno ghiaioso:
è mio padre che scava. Guardo da basso,

Finché la sua schiena china tra le
aiuole, si risolleva venti anni indietro,
piegandosi a ritmo attraverso i solchi di patate che interrava.

Il rozzo scarpone accoccolato sulla staffa,
il manico contro l’interno del ginocchio sollevato con fermezza,
sradicava le alte cime, infossando a fondo l’orlo lucente
per spargere le patate nuove che noi raccoglievamo
amandone la fresca durezza tra le mani.

Sapeva bene come usare una vanga, per Dio.
Proprio come il suo vecchio.

Mio nonno tagliava più torba in una giornata
di chiunque altro uomo alla torbiera di Toner.
Una volta gli portai del latte in una bottiglia
turata alla men peggio con un pezzo di carta.
Si raddrizzò per berne e subito riprese
a tagliare e intaccare nettamente,
spalando pesanti zolle, gettandosele alle spalle, andando sempre più a fondo
in cerca di buona torba. Scavando.

Il freddo aroma d’amido nel terriccio, il risucchio
e lo schiaffo della torba umida, i tagli netti della lama
nelle radici vive, mi risvegliano la memoria.
Ma non ho una vanga per imitare uomini come loro.

Tra il mio indice e pollice
sta salda la penna.
Scaverò con quella.





[Traduzione Erminia Passannanti in GLI UOMINI SONO UNA BEFFA DEGLI ANGELI - POESIA BRITANNICA CONTEMPORANEA a cura e per la traduzione di Erminia Passannanti: Introduzione di Blake Morrison, Ripostes, Salerno-Roma, 1993.]




Digging


 

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; as snug as a gun.

Under my window a clean rasping sound
When the spade sinks into gravelly ground:
My father, digging. I look down

Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills
Where he was digging.

The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.

By God, the old man could handle a spade,
Just like his old man.

My grandfather could cut more turf in a day
Than any other man on Toner's bog.
Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with paper. He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, digging down and down
For the good turf. Digging.

The cold smell of potato mold, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But I've no spade to follow men like them.

Between my finger and my thumb
The squat pen rests.
I'll dig with it.



 
di







Celan e l’esperienza dell’impossibile




da La dimora del tempo sospeso

Paul Celan, 1920 - 1970.

 

Anselm Kiefer, Sulamith, 1983

 
È noto che Paul Celan ha avuto per lungo tempo la fama di essere un poeta difficile, quasi impenetrabile. La sua replica a coloro che gli muovevano tale accusa non era la più adatta a conciliarseli: «Al giorno d’oggi è di voga rinfacciare alla Poesia la sua “oscurità”. […] Mi consentano di riportare un detto di Pascal, un detto che lessi in Lev Šestov qualche tempo fa: Ne nous reprochez pas le manque de clarté puisque nous en faisons profession! – Questa, credo, è la – seppur non congenita – oscurità che è propria della Poesia, in vista di un incontro che muove da una distanza o estraneità che essa stessa, forse, ha inteso progettare»(1).
     Ciò che rende difficile l’interpretazione dei suoi testi consiste nel lavoro svolto sul piano del pensiero e su quello della lingua tedesca, che si trova dunque ad essere sensibilmente modificata. Le tecniche stilistiche di Celan prevedono fra l’altro un costante e fulmineo passaggio da un’immagine all’altra, dall’astratto al concreto e viceversa, la coniazione di neologismi, un uso anomalo degli «a capo», che a volte spezzano in due la parola, e dei titoli, spesso incorporati nel primo verso del testo ed evidenziati graficamente con l’impiego delle maiuscole. A ciò si aggiunge il recupero di vocaboli arcaici o di tecnicismi: come ricorda Moshe Kahn, Celan «leggeva con predilezione dizionari antichi, come per esempio quello dei fratelli Grimm, oppure dizionari tecnici e botanici, dai quali estraeva un ricco materiale di parole. Così incontriamo parole come per esempio Eulenflucht (l’ora del levar delle civette) o chymisch (chymico) che nella lingua tedesca erano dimenticate da più di duecento anni, oppure termini tecnici come Meermühle (mulino di mare), Strahlenwind (vento irradiante) o Laufkatze (carrello in corsa). Naturalmente, tutte queste parole si trovano nelle poesie di Celan prima per quello che indicano; ma per il modo in cui vengono usate, oltrepassano al tempo stesso il loro significato originale»(2).

| Della superficie delle cose |




da Harmonium di Wallace Stevens
Traduzione di Simone Burratti



I

Nella mia stanza, il mondo è oltre la mia comprensione.
Ma quando passeggio vedo che esso consiste di due o tre colline e una nuvola.


II

Dal balcone ispeziono l’aria gialla,
Leggendo dove ho scritto:
“La primavera è come una donzella che si spoglia.”


III

L’albero d’oro è blu.
Il cantore si è tirato il mantello sopra il capo.
La luna è fra le pieghe del mantello.




 Letteratura e realtà







La Revancha del Tango






  1. Queremos Paz
  2. Época
  3. Chunga's Revenge
  4. Tríptico
  5. Santa Maria (del Buen Ayre)
  6. Una Música Brutal
  7. El Capitalismo Foráneo
  8. Last Tango in Paris
  9. La del Ruso
  10. Vuelvo al Sur 






Il male possibile: una regressione...







Anche oggi dirò addio alle prime luci dell'alba
Sconfinando nel sonno per adombrare il letto a davanzale
La quota di responsabilità non è mia

Dentro un involucro di pazzia pomeridiana ad invocare
La tua attesa promiscuità nel vedermi
Ancora incolume e impastato su fili itterici di rimembranza

La posta più bassa è sempre quella che poco paga
E uno stallo permane tra cosce e ombelico indotti
Mentre i vagiti crescono senza pretese né accesi riscontri

Ed è forse il male minore tarpare dietro la schiena
Una tiepida economica regressione
Fatta di nude privazioni dedite alla noncuranza









* foto prese dal web . . .
[ Gianfranco Meloni - Rossella Pesoli ]



# l'errore più grande




Davide con la testa di Golia, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1609-1610 ca.



L'errore più grande è averti dato 
    la mia inettitudine
Spazi vuoti da ricalcare col gesso
Per il mio tempo a friggere 
    in guardia
E stilemi posticci e punti a capo
Sempre giudicando al risveglio 
    un'ingrata tua smorfia

Accanto il pretesto di una data 
    convinzione
A fare di due occhi quattro

E giri di parole su parole
Mentre gesticolando si tenta
Una nuova commozione che sia 
    un presagio 
   
Un invito a decifrare la soglia 
    mentre 
Giustapposte alle mie note
Le tue labbra depongono il frutto

Accade talvolta che lo sguardo 
    tema lo sguardo
In un lutto pensato troppo lontano

Una fragile carezza dall'orecchio 
    al ventre
Mostrando vulnerabilità nel gesto

Nel frugare le mie ossa non sanno 
    cosa tenere 

Se non un ultimo abbandono
Prima di partire

    Anche per sbaglio

____________________







Rivoluzione!!




Murales a București



LO SCEMO DEL VILLAGGIO

Ricordare è uno scempio... Una calibrata menzogna per dirsi ancora avidi e pronti a corrispondere. La grazia tocca di poco il prepuzio... Cattiverie malnutrite e finzioni... Il Babbeo sorride... Lapidato, forse unto, per un etimo eccedente fuori posto... E tutto ciò che segue è un'idea astratta sulla crocifissione: lo scandalo del Senno, la pazzia della Croce... Mentre una madre teneramente attende, con mani suffisse nel marmo, una ragione a tutto questo: per l'idiozia del figlio, dietro un altro calvario, nuovamente indenne...







Nuddu 'mmiscatu cu nenti -





Fezza e caiddu dintra e fora casi di ferru
(pi strata arrinescinu cristiani a la fami e surci cantaleri)
Circannu chiova p'agghiuttiri pitittu e ghiorna 
prima di crisciri lu suli

Munnizza ogni scinnuta a l'acqua

E pruvulazzu a li patruna chi dicinu di la tò vucca:

Adesso il manto sull'asfalto è bieco
tardivo

(appena corruttibile)
___

Eppure promettono una chiave di lettura

Un dazio alla malasorte

Un senso d'ingiustizia a noi tutti invalido di aspettative
___

E cinci dijunari come ajeri chiddu chi fu un cantu di terra e vattìu

Muti muti dintra l'ossa e li mura senza purtuna
___

La metrica più vasta 
per dire ciò che non ha odore 
appartiene
alle terre a cui hanno lavorato schiavi 
senza azione di causa 
e giudizio

Giochi di potere fino ad oggi 
in oligarchica 
miscellanea sentenza 

E fatti che non sono
un succedaneo

Ma questa non-democrazia

.   .   .








 


Suzione #






Sfidare la sorte come parlare

Tu non mi ami 
mi possiedi

E aver dato sazio a tutte le colpe
per quel che uno pensa 
di meritare -

Un ritorno di ciò che ha fatto 
e il male conclamato 
sin dal gesto della suzione

L'ardore di convincersi 
che tutto sia detto
include una pecca nel già dato 
e non -

      a ritirare una risultante per giudizi 
      ancora privi di maturità

e veglia di rammarico per una precoce senilità 
      o vigilanza

      di premura come l'infante
il silenzio -

la codardia dell'esitare a non dormire 

.   .   .









| l'Usura di Pound |




[ . . . ] fa ruggine usura del cesello,
di arte e artigiano,
tarla il filo nel telaio e
non uno più impara a intessere oro nell’ordito.

Ezra Pound, Canto XLV - Con Usura, 1937.



cade punta di rugiada 
dalle foglie 
e preme
un diverticolo d'insonnia 

a sorpresa tra le costole
dietro il fegato - l'ossigeno 
e le sinapsi 
mentono un compromesso
una crisi

il disprezzo in festa -
ed è caput mundi
la giostra 
che fa il suo giro
mentre 

balconate d'inesperienza 
e perdono - 
auspici a rendere 
ogni giudizio
di denaro e superbia

(solo buone intenzioni
è ciò che resta)

come sabbia sui piedi 
dopo il ristoro 
dell'acqua

il risveglio

o la marea che aspetta -
tronchi d'albero 
e rocce 
per l'ignavia

forzassero il frinire 
delle ultime 
cicale -

del fieno
ancora temono
l'infanzia
con tutta 
la loro
prole

e poca ironia

__________




di Daniele Gigli

L’usura è per Pound il dominio dell’immediato: sgretola il passato e - di questo nulla più conoscendo - è disperante sul futuro. In questa visione meschina e soffocante, non solo ogni gratuità, ma lo stesso inattingibile desiderio della gratuità è eroso, lasciando spazio solo al calcolo.

. . .






Corrispondenza







Dalla finestra il vuoto
è una luce a mortificare le dita 

per la sua ombra cade un cinguettio

un richiamo al sonno

E lo sguardo focalizza
il dovuto scontento
calibrando pellicola su pellicola
ad ogni istantanea richiesta

tra l'abbandono e la prossimità del gesto

Un'isterica ricorrenza

.   .   .  





Winesburg, Ohio




    La sua mente era trascinata via dalla crescente passione per i sogni. A guardarlo non aveva l'aria molto in gamba. Mentre il ricordo di quelle piccole cose gli occupava la mente, chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale. Rimase a lungo così e quando si mosse, e tornò a guardare dal finestrino, il suo paese era scomparso, e tutta la sua vita in quel luogo era diventata nient'altro che uno sfondo per dipingervi sopra i sogni della sua gioventù.







A kör bezárul, il cerchio si chiude -











[ il mattino ha l'oro in bocca ]












C'è come un dolore nella stanza




Amelia Rosselli


da "Documento" (1966-1973)

 
C'è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d'un destino
di uomini separati per obliquo rumore. 










AN ANGEL AT MY TABLE




    Il futuro si accumula come un peso sul passato. Il peso accumulato sui primi anni è più facile da rimuovere per permettere al tempo di rialzarsi come erba schiacciata. Gli anni che seguono quelli dell’infanzia sono saldati al loro futuro, compatti come pietra, e spesso il tempo che sta sotto non può rialzarsi come l’erba: giace sbiadito in una nuova forma con quei fragili germogli esangui di un altro tempo ignoto, avvinghiati gli uni agli altri sotto la pietra.








letto vuoto -




risolversi prima che l'ora scada
in una bacheca 
e le parti più piccole 
adombrino il lavoro

indissolubile

la vagina che rigurgita 

miele 

o una corsa verso casa...

segnando nuvole riverse dal bass
il silenzio
senza colpa ed imbarazzo 

a mortificare il gioco...








Simbiosi: una controdedica . . .






BAMBINO

Il tuo occhio limpido è l'unica cosa infinitamente bella.
Voglio riempirlo di colore e anatroccoli,
lo zoo del nuovo

di cui tu mediti i nomi -
bucaneve d'aprile, pipetta indiana,
piccolo

stelo senza grinze,
specchio d'acqua in cui le immagini
dovrebbero essere maestose e classiche

non questo angosciato
torcersi le mani, questo buio
soffitto senza una stella.

28 gennaio 1963
 








Informazioni personali

La mia foto

Francesco Maria Cannella è nato a Palermo nel 1978, dove vive. Ha ottenuto vari riconoscimenti nell’ambito della poesia a carattere nazionale e internazionale, tra cui: 1° premio INVES 1999, 1° premio L’IRIDE 2001, premio alla cultura ‘Don Padre Puglisi’ 2005.
Proprio nel 2005, esordisce con la silloge LA STANZA È CALDA (prefazione di Alfio Inserra, Ed. Thule). L’anno successivo, sempre per la stessa casa editrice, pubblica un secondo volume NON VOGLIO OMBRE ALLA MIA FINESTRA (prefazione di Aldo Gerbino).
È ancora inedita la raccolta LA PORTA SOCCHIUSA, con prefazione di Salvatore Di Marco, anch’essa concepita all’interno del lungo work-in-progress al quale fanno riferimento le prime due pubblicazioni.

Alcune sue poesie sono inserite in riviste e antologie letterarie.
Oltre che di letteratura si occupa di pittura, fotografia, grafica e film.
Si sono, tra gli altri, interessati alla sua produzione: Tommaso Romano, Franca Alaimo, Elio Giunta, Franco Loi, Giorgio Bàrberi Squarotti, Massimo Cacciari, Federico Hoefer, Dino Grammatico, Pino Giacopelli, Paolo Ruffilli, Ferdinando Banchini, Johannes Maddens, Mario Specchio, Elio Andriuoli, Vittoriano Esposito, Luca Desiato, G. L. Bartolini, Flavia Lepre.

Nel 2010 con il libro NIENTE ABAT-JOUR VICINO AL LETTO in cui appare per la prima volta della prosa, pur non tralasciando la poesia, e i tre suddetti volumi si chiude una tragicomica e farsesca tetralogia dai richiami fortemente autobiografici che prende forma e si confessa sin dal titolo: MALASILO Bisogna forzarle le cose, 1998-2010.

ANTICAMERA, correlato alla tetralogia, conclude un ampio lavoro poetico sulla paternità dal titolo di matrice oraziana «disiecti membra».

MORTE APPARENTE DI UN IMPOSTORE, in cui viene presentata sia prosa che poesia, è da considerarsi una plaquette, un capriccio, una perifrastica passiva o una mera confessione...

Con MERIDIANO 180 GRADI, del 2011, in cui scritti passati e inediti si compenetrano in un percorso tanto discorsivo quanto intimistico, prosa lirica e poetica dell’istante narrano il vissuto dell’Autore in una carrellata d’immagini giustapposte per contrasto.

Sempre nel 2011, rielaborando poesie inizialmente tralasciate, racchiude in una silloge estranea al lavoro precedente e allo stesso tempo privatamente connessa al viaggio poetico iniziato da più di un decennio l’idea di verso stanco, dimenticato, con il libro VERDERAME ALLE PARETI in cui pathos e rammarico si fondono nell’attesa di un rinnovamento...

Il suo ultimo lavoro, CON LE PERSIANE CHIUSE, è composto da diciotto poesie inedite in cui la ricerca di nuove consonanze sembra rivelarsi attraverso un cammino nitido di sembianze. Di fatto, visionando il passato tra sogno e veglia l’Autore tenta, in corresponsione col presente, di afferrare i ricami di momentanee epifanie e di catturare per istantanee gli incanti quotidiani...

Scrive anche in vernacolare.

NON SALTARE GIU' DAL LETTO PRIMA DI MEZZOGIORNO è il suo primo romanzo.

«Mi pare utile, e mi piace pensare, che la poesia si riveli inesausta tensione al linguaggio e a un senso sempre rimandato, pronto ad accogliere significati altri. Ne risulta, intendo, un legame tra le parti che ha il suo esatto domicilio nella separazione e nella autonomia.»
F. M. Cannella

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